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I.
VIOLA
di Giovanni Tuzet
Profumo di viole incanta un Oscuro
(G. Trakl)
Viola l’ho conosciuta in un locale messicano a Bologna, uno di quei posti dove si mangiano piatti piccanti e si balla sui tavoli. Ma non aveva niente di messicano. Ricordava quelle figure femminili ritratte, forse è meglio dire sfumate, appena sfumate, nei libri inglesi dell’Ottocento. Era pallida, magra e molto alta. Con i lineamenti appena irregolari. Un vestito di velluto e i capelli neri, lunghi e lisci. Ricordo che i miei amici si erano avvicinati al tavolo delle ragazze, parlavano e scherzavano. Lei no e questo mi aveva immediatamente attratto. Riuscii a strapparle qualche riposta. Poi anch’io facevo il misterioso. Ebbi comunque il numero di telefono e due giorni dopo la chiamai, senza trovarla. Read more…
Solange Chavel Text
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Arriva un’età in cui anche gli spiriti più disinteressati, quando prendono l’aereo, cominciano a fare attenzione alla classe in cui viaggiano, e se non viaggiano in prima classe o in business fanno attenzione, una rancorosa attenzione, a quelli che viaggiano in prima classe o in business. Perché l’età cambia tutte le cose, e le comodità e i simboli di cui ridevamo a vent’anni diventano delle necessità a trenta – a trenta non servono sforzi per capire i Temptations: «Time passes… / And your values change. / Life becomes a strange, confusing game. / Suddenly you want the finest things in life…». E perché in treno la differenza non è grande, in aereo sì. E se si attraversa l’oceano la differenza è molto grande. Dormire in classe economica è quasi impossibile. Ci si appisola in un cubicolo, con le gambe incastrate nel sedile anteriore, ci si risveglia a pezzi o perché il sangue ha smesso di circolare e il nostro corpo miracolosamente ci avverte a pochi secondi dalla trombosi o perché il vicino di sedile si alza, si siede, si divincola nel sonno. In business si dorme. In prima classe – credo – l’espressione godersi il viaggio diventa vera alla lettera. Read more…
Solange Chavel Text
These are a selection of photos from a work in progress I call “Under the Bridge.” I undertook this project to bring into view the “invisible people” in Chicago whom we so often pretend not to see as they stand at highway off-ramps, holding a cup and a cardboard sign — “Homeless. Need Food. Need Help. God Bless.” Read more…
David Stewart Text
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I camion scivolano silenziosamente sulla soprelevata. Piccoli stormi di rondini s’incrociano nel cielo con un aereo piegato verso nord. Resti lontani di capannoni punteggiano la campagna distrutta. I cartelli verdi dell’A1 fiammeggiano sotto la luce del sole. Tutto questo succede davanti a me, oltre la geometria rigorosa da base spaziale del parcheggio semivuoto; le carcasse scintillanti di cinquanta macchine si specchiano in piccole file verticali come fronti contrapposti che guerreggiano nell’immobilità. Davanti a me, tre commessi di Auchan in pausa pranzo fumano sigarette e discutono del margine, di come sia necessario assicurarsi innanzitutto il margine. Read more…
cristiano Text
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La Versione del 2033
(Appunti da rivedere, necessitano comunque di un buon traduttore dall’americano all’italiano, sarà importante sottoporli a revisioni di contatti locali. Inviamo come già in precedenza i nostri report con preghiera di inserimento nelle ‘Analisi Società e Cultura’.) Read more…
Gianluigi Ricuperati Text
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C’è un tizio sui trent’anni in completo di lino bianco, con un sigaro in bocca e un panama in testa, che viene sorridendo verso di noi, dall’altra parte della terrazza. «Oooh, eccovi! Ma non è che state dicendo delle cose intelligenti, eh? Perché se è così me ne resto per conto mio…». È il 31 luglio; sono le tre e mezza del mattino; siamo alla discoteca Raya di Panarea. Non stiamo dicendo delle cose intelligenti. Read more…
Claudio Giunta Text
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On an unspecified day in 2003, a twenty-seven-year-old American citizen who resided in Polk County, Florida, created a website. When he created it, there were many things he did not know. He did not know that it would turn into a porn site. He did not know that it would be amateur porn. He could not have predicted that it would create a community. Nor could he have imagined that it would be the start of his troubles. Only after winding up in prison on 301 counts and risking the rest of his life behind bars did Chris Wilson realize the final and most unpredictable result: that he had helped to create one of the most effective mimetic representations of war in recent memory. Read more…
Gianluigi Ricuperati Text